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Caso Mills, il premier sotto processo a Milano all'attacco dei giudici

Berlusconi di nuovo all'attacco della magistratura, con termini pesanti:"Siamo nelle mani di una banda di talebani", ha detto oggi a Torino. All'indomani della prescrizione del reato da parte della Cassazione che ha salvato l'avvocato inglese David Mills dalla condanna a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari, il premier parla di una sconfitta per il teorema dell'accusa e di una vittoria per la difesa. Ma non basta. "E' un'invenzione pura, un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto", ha detto a Torino, sottolineando di volere una"assoluzione piena". Poi l'affondo:"Il male terribile dell'italia, la vera patologia è la politicizzazione della magistratura, cioè l'uso politico della giustizia. C'è una grande maggioranza di giudici tuttavia che non appartiene a questa banda di talebani". Berlusconi infine ha concluso:"la nostra democrazia è in balia di questa situazione". Immediata la reazione dei giudici."Intollerabile escalation di insulti e aggressioni", ha replicato il segretario dell'Anm Cascini.

 La verità, ha  confidato il Cavaliere ad alcuni interlocutori, è che non è stato commesso nessun reato. Per il premier, in sostanza, il fatto che si sia dovuti arrivare in Cassazione e che la condanna di David Mills sia stata annullata solo per prescrizione dimostra che l'accusa si è mossa unicamente sulla base di quella"persecuzione giudiziaria" più volte denunciata, da anni, dallo stesso premier.

 "Basta insulti e aggressioni". La sentenza della cassazione sul caso Mills conferma l'impianto dei giudici milanesi e dimostra che"non c'è stata alcuna persecuzione o manovra politica" nella vicenda giudiziaria, ha replicato il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini."Ormai - commenta Cascini - non si contano più le ingiurie. Noi invitiamo tutti a rispettare le decisioni dei tribunali italiani, si possono criticare le sentenze ma non è ammissibile continuare in questa escalation di insulti e aggressioni. Le sezioni unite della Cassazione hanno confermato l'impianto delle decisioni del tribunale e della corte d'appello di milano, e sono la dimostrazione piena che non c'è stata alcuna persecuzione o manovra politica". Quella messa in atto da Berlusconi è una"escalation di insulti e aggressioni" che"non è ammissibile continuare". Peraltro, commenta Cascini,"nel giorno in cui un servitore dello Stato è stato ucciso in Afghanistan, l'offesa rivolta dal presidente del consiglio alla magistratura italiana appare, se possibile, ancora più inaccettabile". Proprio per questo, ribadisce Cascini, l'ultima uscita del premier"richiede un sussulto di indignazione da parte di tutte le persone rispettabili". L'Anm non ha dubbi:"il male dell'Italia sta nella gravissima corruzione della politica e della pubblica amministrazione e non certo in magistrati che facendo in solitidine il loro dovere individuano i responsabili di tali crimini. E L'ossessiva ripetizione del ritornello della magistratura politicizzata, dei pm che agirebbero a fini di lotta politica diventa ogni giorno più falsa e stucchevole proprio di fronte alla quotidiana emersione di gravissimi comportamenti illeciti da parte di pubblici funzionari e uomini politici"."Bisogna essere ciechi e sordi- dice ancora Cascini- per non accorgersi di quali danni si fanno al Paese nel proseguire in questa linea di delegittimazione del ruolo e della funzione della magistratura in Italia". Il sindacato delle toghe lancia quindi un appello:"Invitiamo tutti a rispettare le decisioni dei tribunali e il ruolo della magistratura e chiediamo alle istituzioni di reagire di fronte a queste inaccettabili aggressioni".

 E le dichiarazioni del premier finiranno al vaglio della prima Commissione del Csm, dove dallo scorso settembre è aperto un fascicolo, ormai corposo, inerente le parole che il presidente del Consiglio ha rivolto contro la magistratura negli ultimi mesi. Anche le dichiarazioni odierne, dunque, saranno valutate al momento di decidere se aprire o meno una pratica a tutela delle toghe."Nella magistratura non esistono bande di talebani - rileva il togato del Movimento della Giustizia Mario Fresa - ma ci sono persone che compiono il proprio dovere anche a rischio della vita. Dichiarazioni di questo tipo discreditano la magistratura agli occhi dei cittadini, mentre le istituzioni devono sempre rispettarsi tra loro".

 "Questa sentenza non cambia nulla", ha detto il ministro della Giustizia,Angelino Alfano."Il programma del governo - ha spiegato Alfano - sarà portato avanti e dovrà essere realizzato, dalle intercettazioni, alla ragionevole durata dei processi, al legittimo impedimento".  In particolare sulle intercettazioni Alfano ha ricordato come il governo"abbia avviato la legge già nell'estate del 2008. Ora - ha aggiunto - abbiamo la legittima aspettativa che il Senato approvi al più presto tale provvedimento che tutela il diritto alla riservatezza e alla privacy, un diritto costituzionalmente inviolabile". Alfano ha anche giudicato"legittima" la richiesta del parlamentare del Pdl e avvocato del Premier, Niccolò Ghedini, di sospendere le udienze del processo Berlusconi in attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills."E' una legittima richiesta - ha spiegato il ministro - che sarà sottoposta al tribunale di Milano che domani deciderà".

 Secco il commento del presidente del Senato Renato Schifani:"Le sezioni unite sono il massimo della giurisprudenza dell'autorevolezza giurisprudenziale, vanno quindi rispettate al massimo". ''La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni. Voglio credere che il nostro presidente del Consiglio possa confidare in una assoluzione. E possa andare a cercarsela là dove le assoluzioni vengono date, nella sede giusta. Io spero questo'', è stata la replica del segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani."Evidentemente Angelino Alfano si è dimesso da ministro della Giustizia per diventare praticante dell'avvocato Ghedini - ha affermato il presidente dei senatori dell'Italia dei valori,Felice Belisario - Non si spiegherebbe, altrimenti, con quale ruolo Alfano possa affermare che è legittima la richiesta di sospensione delle udienze in attesa del deposito della sentenza Mills in Cassazione che domani gli avvocati del premier faranno al tribunale di Milano".

 Intanto si prospetta una falsa ripartenza domani al processo in cui Silvio Berlusconi risponde di aver corrotto il testimone David Mills. Appare infatti molto probabile un rinvio delle udienze in attesa che la Cassazione depositi le motivazioni della sentenza con cui ieri ha dichiarato l'intervenuta prescrizione del reato per il professionista britannico che negli anni '90 aveva creato il sistema di società off-shore utilizzato dal gruppo Fininvest. La suprema Corte dovrebbe impiegare tra i 30 e i 40 giorni per preparare il provedimento, che servirà per conoscere formalmente la data in cui la corruzione in atti giudiziaria si consumò, in modo da definire anche la posizione del presidente del Consiglio in relazione alla prescrizione.

 E' quasi certo che i giudici delle sezioni unite abbiano accettato la ricostruzione del procuratore generale, ma siccome nel dispositivo si dice solo che il reato è estinto senza altre indicazioni sarà necessario attendere le motivazioni. In teoria i giudici potrebbero indicare una data antecedente all'11 novembre 1999, dichiarando in pratica"morto" anche il procedimento gemello a carico del premier. Ma si tratta di un'ipotesi più che remota.

 Lunedì primo marzo è prevista la ripresa delle udienze anche nel processo per i diritti tv di Mediaset dove Berlusconi risponde di frode fiscale. Nella stessa giornata è fissata una riunione del Consiglio dei ministri, ma in cancelleria non risulta depositata da parte della difesa nessuna richiesta formale di rinvio per legittimo impedimento. Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo con ogni probabilità faranno presente che c'è il cdm ma che l'imputato consente che si proceda in sua assenza. Anche perché nell'ultima udienza il presidente del collegio Edoardo D'Avossa, nel rinviare al primo marzo a causa del viaggio di Berlusconi in Israele aveva avvertito che in caso di altre richieste analoghe avrebbe invitato le parti a interloquire sull'eventualità di separare la posizione di Berlusconi da quella degli altri 11 imputati. Ai giornalisti i legali del premier avevano detto:"lo stralcio creerebbe molti problemi".

 Bisognerà inoltre vedere che cosa succederà invece nel caso in cui il Parlamento dovesse approvare il prossimo 9 marzo la legge che codifica il legittimo impedimento, consentendo di bloccare il processo per 18 mesi. Ma questa, al momento, è un'altra storia.

27/02/2010

Kabul, ucciso uno 007 italiano. "Ha salvato quattro persone"

Kabul, 26 Feb. 2010 - Si chiamava Pietro Antonio Colazzo, a Kabul era il numero 2 dell'Aise, l'agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna", i servizi di sicurezza italiani destinati ad operare all'estero. L'italiano vittima stamattina della serie di attentati messi a segno dai talebani a partire dalle 6,30 era quindi un funzionario dello Stato dipendente dalla presidenza del Consiglio. Per questo quando il ministro degli Esteri Franco Frattini ha confermato la sua morte ha parlato di"un consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio distaccato presso l'ambasciata italiana della capitale afgana"; evidentemente Colazzo godeva della protezione del passaporto diplomatico per il suo lavoro a tutela della comunità italiana e del contingente militare nazionale. Nato nel 1962 a Galatina, un comune dell'entroterra salentino, Colazzo aveva studiato all'università Orientale di Napoli, si esperimeva bene in dari, una delle lingue che si parlano in Afghanistan, dove era stato assegnato da un paio d'anni.

 I dirigenti afgani, e lo stesso presidente Karzai, hanno reso omaggio all'agente italiano ucciso dai talebani."Colazzo alloggiava al Park Residence", ha spiegato il capo della polizia della capitale afgana, il generale Abdul Rahman."Dopo la prima bomba era al telefono con la polizia: è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dagli assalitori. Era un uomo coraggioso. Ci ha fornito informazioni precise grazie alle quali la polizia è stata in grado di portare al sicuro, sani e salvi, altri quattro italiani".

 A partire dalle 6,30 alcuni kamikaze si sono fatti esplodere vicino a tre"guest houses", il Park Residence Hotel, il Safi Landmark e l'Hamid Hotel frequentati soprattutto da personale internazionale. Dopo le prime esplosioni destinate a neutralizzare le guardie che sorvegliavano gli ingressi delle guest house e di un centro commerciale, i kamikaze si sono fatti avanti nelle hall degli hotel, sparando o facendosi esplodere. E' possibile che Colazzo sia morto proprio mentre era uscito dalla sua stanza a piano terra ed era al telefono con la polizia dopo essere stato svegliato dalla prima esplosione. Per un paio d'ore dopo gli attentati iniziali colpi da fuoco sono risuonati in tutta l'area. E' una dinamica simile a quella del primo attentato in grande stile contro un albergo internazionale di Kabul, quello al Serena Hotel nel 2007.

 Fra le vittime accertate ci sono anche un cittadino francese, dieci indiani e almeno due agenti di polizia afgani. Un britannico ospite dell'albergo Safi Landmark a Kabul, Brian Briscombe, ha detto alla Bbc di essersi svegliato tra vetri infranti e nel fumo. Dopo circa 30 minuti ha deciso di lasciare l'edificio:"Sono rimasto ferito ad una mano, volevo farmi curare, ma un soldato ha iniziato a gridarmi contro, quasi mi ha sparato quando ha visto che avevo uno zaino. Pensava fossi un kamikaze".

 La procura di Roma ha aperto un'indagine sulla morte di Colazzo. Già nel 2007, il 4 ottobre, il sottufficiale del Sismi Lorenzo D'Auria, di 33 anni, morì dopo 30 giorni di agonia in seguito alle gravi lesioni cerebrali per un ferimento alla testa nella provincia di Farah: D'Auria era stato catturato assieme a un suo collega mentre era in viaggio in una zona interna del paese, ed era rimasto ferito durante l'assalto di un gruppo di teste di cuoi britanniche che aveva avuto ordine dall'Isaf di bloccare l'auto su cui i due italiani venivano trasferiti.

 Tutte le massime autorità dello Stato hanno reso omaggio al funzionario ucciso. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato la"necessità di un impegno risoluto e di un ulteriore concreto sforzo comune per sconfiggere il terrorismo e  restituire al popolo afghano la speranza di un futuro migliore di cui esso stesso sia l'artefice".

 Il presidente Silvio Berlusconi ha ricordato Colazzo come"un fedele servitore dello Stato, morto compiendo il suo dovere in un Paese martoriato da infami azioni terroristiche. L'Italia - ha concluso il premier - è impegnata in Afghanistan proprio per proteggere la popolazione civile dalla follia della violenza e dell'intolleranza, alla quale sentiamo il dovere di opporci. Mi unisco, insieme a tutti gli italiani, al dolore dei familiari e degli amici del nostro caduto". Anche Fini a Schifani hanno espresso il proprio cordoglio.

27/02/2010

Fini: "Un centrodestra con la bava alla bocca non è sempre gradito"


Roma, 27 Feb. 2010 -  Le anime del centrodestra sono diverse. E con le elezioni regionali che si avvicinano, le differenze si accentuano. Gianfranco Fini fa la sua parte in una cena di finanziamento della sua fondazione FareFuturo a sostegno della candidatura di Renata Polverini. E risponde subito con chiarezza a chi storce il naso di fronte al suo impegno nonostante il ruolo istituzionale di presidente della Camera.

 

"Sono qui per non fare un intervento politico-programmatico - dice - perché il ruolo mi impone di non fare campagna elettorale. Ma non mi esime dal dovere di fare politica. Questo qualcuno non l'ha capito". Nel suo fare politica Fini torna a sottolineare la distanza dalle richieste che spesso vengono avanzate, di una unità acritica nel Pdl."Non ha senso il pensiero unico perché è una limitazione della società. FareFuturo inevitabilmente dice qualcosa che, non dico può dare fastidio, ma può dare turbamento. Sono un po' come i pierini" . Aggiunge anche che"un centrodestra perennemente con la bava alla bocca non è quello più gradito, soprattutto in una città come Roma" e precisa:"Non credo di essere in uno stato di polizia. Se lo fossimo non ci sarebbe questo livello di evasione fiscale che ritengo il peggior male del Paese".

 

Prese le distanze da atteggiamenti che evidentemente nel centrodestra hanno altri interpreti, Fini spiega pche si tratta di fare una battaglia di idee."È finita l'egemonia culturale della sinistra nella società italiana. Se siamo capaci di contrastare le loro idee con le nostre, l'egemonia viene meno ma per farlo bisogna cercare di partorirle assumendosi anche il rischio di non essere capiti oppure che qualche caporale di giornata ci richiami all'ordine".


27/02/2010

Oggi a Roma in piazza il popolo viola: "La legge è uguale per tutti"

Sarà questo lo slogan della manifestazione nazionale al via a Piazza del Popolo

   "La legge è uguale per tutti". Sarà questo lo slogan della manifestazione nazionale organizzata dal"Popolo viola", prevista per oggi a Roma in piazza del Popolo"contro l'approvazione della norma sul legittimo impedimento, per chiedere il rispetto della costituzione e affinchè si risolva il conflitto di interessi".

  Secondo i promotori, l'iniziativa ha già ricevuto l'adesione ufficiale del Pd e di quasi tutta l'opposizione, tranne alcuni partiti di centro, come Udc e Api. L'iniziativa,"messa in piedi in un mese senza l'appoggio di alcuna struttura organizzativa" ma solo attraverso il tam tam su Facebook e sui blog, è stata presentata oggi nella Capitale dagli esponenti del Popolo Viola, gli stessi che hanno organizzato il corteo del No B-Day tre mesi fa. Per sabato è previsto a Roma l'arrivo di 200 pullman da tutta Italia. Su un palco in piazza si alterneranno i lavoratori di Termini Imerese, dell'Ispra e altri precari. Tra le adesioni annunciate, oltre a quella di politici come Antonio Di Pietro ed Emma Bonino anche personaggi come Mario Monicelli e Andrea Camilleri. Gli organizzatori hanno fatto sapere che la manifestazione sarà trasmessa in diretta su Rainews 24."Puntiamo a riempire piazza del Popolo e a raggiungere la stessa consistenza di persone che si registrò due mesi fa con la manifestazione sulla libertà di stampa", ha detto Gianfranco Mascia del Popolo Viola.

 

"Io ho già un impegno preso in precedenza a cui non voglio e non posso mancare, ma i nostri militanti e dirigenti andranno" ha spiegato invece il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Nonostante non sia certo un estimatore dell'antipolitica, anche l'ex premier Massimo D'Alema ha aderito con firma e dedica alla campagna del popolo viola.

 

 "È ora di dire basta a questa vergogna. Sabato saremo in piazza, a Roma, accanto al popolo viola, per protestare contro il legittimo impedimento e contro tutte le leggi ad personam proposte da questo governo che lavora per salvare il presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari e non fa nulla per i cittadini e per affrontare la grave crisi economica che attanaglia il Paese" afferma invece il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro."L'Italia ha perso credibilitá sul piano internazionale -continua l'ex pm- perchè Berlusconi e il suo esecutivo continuano a calpestare costantemente i principi della Carta. Saremo in piazza anche per gridare al Paese che c'è un'Italia onesta che resiste e non si riconosce in questa classe politica corrotta, senza morale e per difendere il principio de 'la legge è uguale per tutti".

 

"Un'opposizione così, senza progetto, senza proposte, unita solo dall'ostilità contro Silvio Berlusconi, è destinata a rimanere minoranza per altri 15 anni" replica dai banchi della maggioranza Daniele Capezzone, portavoce del Pdl."Egoisticamente - continua Capezzone -, il Pdl potrebbe perfino rallegrarsi di questo stato di cose. E invece c'è da essere addolorati, come cittadini che credono nella buona politica: un Paese avrebbe bisogno di un'opposizione credibile. Ma sono proprio eventi come quelli di sabato a confermare l'inaffidabilità dello schieramento di centrosinistra. Sull'odio non si costruisce niente di utile."

27/02/2010

Tumori: un super-raggio per "bruciarli" con i protoni

Apre il centro di adroterapia di Pavia. È il quarto al mondo. Servirà nei casi non operabili

 16 Feb. 2010 - È un super-raggio invisibile che arriva fin dentro il Dna delle cellule del tumore e lo distrugge. A produrlo è un complicato sistema di macchine acceleratrici e di linee di trasporto che portano, direttamente sul paziente in sala operatoria, fasci di particelle subatomiche, capaci di aggredire anche quel 5 per cento di tumori non operabili o resistenti alle normali radioterapie.

 La nuova terapia è adesso disponibile anche in Italia, a Pavia, dove è stato inaugurato ieri, alla presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (gli adroni sono appunto le particelle utilizzate, protoni e ioni di carbonio), il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania.

 A produrre e ad accelerare gli adroni è un sincrotrone realizzato dall’Istituto italiano di fisica nucleare."Si tratta di un acceleratore di particelle — spiega Sandro Rossi, direttore tecnico della Fondazione Cnao — con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Questi ioni girano nel sincrotrone a una velocità iniziale di circa 30 mila chilometri al secondo e vengono, poi, accelerati fino all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore". Il fascio viene poi avviato alla sala di trattamento (ce ne sono tre, mentre una quarta servirà per la ricerca): in quella centrale si trova"sospeso" un magnete di 150 tonnellate che serve a curvare di 90 gradi il fascio di particelle e a dirigerlo, dall’alto, sul paziente.

 Possono bastare 2-3 minuti per l’irradiamento e, in media, una decina di sedute per completare il ciclo di terapia."Questo trattamento, però — ricorda Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao — non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un’arma in più". Alcune delle forme"difficili" che si potranno trattare con la adroterapia sono i sarcomi, i tumori del sistema nervoso centrale, quelli della testa e del collo, i melanomi dell’occhio, ma anche tumori cosiddetti non a piccole cellule del polmone o le neoplasie primitive del fegato. A oggi, in tutto il mondo, 50 mila pazienti sono stati trattati con protoni e oltre 6 mila con ioni carbonio con ottimi risultati. Una particolarità di questa terapia è, infatti, la capacità di penetrare in profondità, ma salvaguardando i tessuti sani. Il centro pavese avvia ora la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell’ottobre del 2011, e da allora comincerà la vera e propria attività di cura routinaria. Lavorerà a pieno regime nel 2013, quando sarà in grado di curare circa 3000 pazienti in un anno.

17/02/2010